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Pietri Amedeo

Un omaggio a tutti i soldati che

combatterono nella Grande Guerra.

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Gli Angeli della montagna

 

GLI ANGELI DELLA MONTAGNA
 


Questo articolo racconta un tragico incidente aviatorio avvenuto dalle parti di Santa Maria del Taro durante la Seconda Guerra Mondiale. Non viene volutamente riportato con esattezza il luogo per rispettarne l'integrità, anche se sarebbe bello che le autorità civili locali vi erigessero una stele a ricordo.
E' una sera d'inverno, una delle tante di quello appena trascorso.
Sono immerso nella lettura di un buon libro che narra le vicende dei partigiani della nostra zona: tante storie, tanti racconti che ai giorni nostri sembrano favole... I miei occhi scorrono velocemente sulle parole e si soffermano su un argomento per me molto interessante, riguardante la caduta di un aereo dalle parti di Santa Maria del Taro. Vengo così a sapere che, in una notte di giugno del 1944, un grosso aereo quadrimotore da trasporto alleato, addetto ai lanci di rifornimento ai partigiani, si schianta contro un monte con la morte dell'intero equipaggio.
Essendo un appassionato di storia ed aeronautica, sono molto incuriosito e voglio saperne di più di questo tragico evento accaduto sulle nostre montagne; così, il giorno seguente, contatto il mio amico e compagno di ricerche Alessandro Sabini (entrambi facciamo parte del G.R.R.S. di Montegroppo - Gruppo Ricerca Recupero Storico), noto esperto di militaria della I e II Guerra Mondiale, gli illustro quanto sono venuto a sapere e rimaniamo d'accordo che andremo a fare un sopralluogo non appena le condizioni meteorologiche ce lo permetteranno.
Nel frattempo vado in cerca di informazioni. Gli indizi sono veramente pochi... anche le risposte di qualche anziano del luogo sono vaghe e non portano a nulla di realmente concreto, ma, da veterano del settore, si sa che per queste cose ci vuole la testa un po' dura e non bisogna mai arrendersi!
E finalmente una svolta alle mie indagini... Tramite conoscenti, infatti, incontro un signore anziano che ha tante cose da raccontarmi essendo stato un testimone dell'accaduto. Insieme facciamo un salto indietro nel tempo, precisamente alla notte del 24 giugno 1944 quando, verso le due, il silenzio venne interrotto da un cupo boato che rimbombò in tutta la valle tarese e, dal fianco di una montagna, si videro salire al cielo alte fiamme. Era chiaro che un aereo di qualche tipo era precipitato, ma nessuno ebbe il coraggio di inoltrarsi nell'oscura notte nella fitta boscaglia; solo alle prime luci dell'alba diverse squadre di soccorso e molti curiosi, si diressero verso il luogo dello schianto. Giunti sul posto, davanti ai loro occhi si delineò un quadro agghiacciante: decine di faggi divelti e sradicati ed un immane cratere ancora fumante furono le prime immagini che si presentarono ai soccorritori. Un acre odore di bruciato e di morte avvolgeva tutta l'area circostante... era chiaro che da quell'inferno nessuno si era salvato! Pezzi di aereo erano disseminati lungo un vasto raggio e, tra di essi, purtroppo, anche membra sparpagliate qua e là dei giovani aviatori... La scena fu davvero terrificante, da gelare il sangue nelle vene... Il recupero integrale dei loro corpi da parte dei volenterosi fu impresa assai ardua e difficoltosa, perché i resti umani erano davvero ovunque, persino sui rami delle piante. In una scarpata alcuni uomini ritrovarono un sedile dell'aereo rovesciato in avanti e, nel rimuoverlo, fecero un balzo indietro: con sgomento videro che, ancora allacciato con le cinture di sicurezza, vi era un corpo decapitato ed orribilmente mutilato di uno dei giovani aviatori... Lì vicino, tra i sassi del torrente, venne notata una mano, ancora avvolta da un guanto, che a pugno 'stringeva' ancora la fotografia in bianco e nero dei propri cari...
L'aereo non trasportava bombe, ma un prezioso carico (armi, munizioni, vestiario, generi alimentari, tabacco, medicinali e molto denaro) destinato ai partigiani che, in quel periodo, erano indaffarati a sbarrare la strada alle truppe tedesche ed agli alpini della Divisione Monterosa. Quella notte aspettarono invano, nascosti attorno ai fuochi di segnalazione, quell'aiuto dal cielo... Sparso tra i rottami vi era dunque un ingente quantitativo di armi e munizioni di vario genere, come, ad esempio, bombe a mano tipo Mills: molte erano esplose a causa dell'incendio, molte danneggiate e quindi pericolose, ma diverse si trovavano ancora in buono stato. In quei giorni gli abitanti della zona recuperarono non solo buona parte del carico, ma anche rottami dell'aereo in quanto l'alluminio era un materiale assai prezioso a quell'epoca: venne sia utilizzato per costruire tetti e porte di cascine e stalle, sia venduto ad un demolitore ligure.
Le salme degli sfortunati aviatori vennero pietosamente ricomposte dalla popolazione tarese in sette bare, senza essere identificate. Don Celso Mori celebrò la santa messa, presente tutta la popolazione della parrocchia, che coprì letteralmente di fiori i feretri, ed una folta schiera di partigiani in armi che prestarono, per l'occasione, servizio d'onore. Le salme vennero sepolte nel camposanto locale e vennero riesumate solo dopo la liberazione per ordine degli Alleati, per essere trasportate nel cimitero di Staglieno, Genova.
Ascolto questa storia con un velo di tristezza e, prima di congedarmi, mi dà ancora un'utile informazione: la sua età ed il tempo non hanno cancellato i nomi di due ragazzi che facevano parte dell'equipaggio, 'Sumner' e 'Pinder'. Lo ringrazio delle sue parole, per me sono come un tesoro...
Ora non mi resta che localizzare il luogo esatto in cui avvenne la sciagura. Contatto nuovamente il mio amico Alessandro per effettuare un sopralluogo e, una fresca mattina di primavera, muniti di bussola, cartina e tutto l'occorrente, siamo pronti: meta un'alta montagna tra il comune di Tornolo e la Liguria. Una ricerca difficile, non sarà come trovare un ago in un pagliaio, ma poco ci manca... Raggiungiamo in jeep la zona e ci rendiamo conto della vastità dell'area da perlustrare, ma non ci facciamo intimorire; così, un occhio alla cartina ed uno alla bussola, ci mettiamo in cammino.
Non possiamo non ammirare la bellezza di questi luoghi impervi, dove la natura è ancora incontaminata... Ecco un torrente dove l'acqua limpida scorre tra le rocce e, stando alla cartina, dovremmo essere nella direzione giusta. E' il momento tanto atteso, accendiamo i nostri metal-detector, e, dopo alcune prove di regolazione, iniziamo a sondare il terreno avvicinandoci piano piano verso il crinale della montagna. Dopo circa un'ora di cammino i nostri strumenti non hanno ancora rilevato nulla, la delusione avanza, ma ad un tratto il metal di Alessandro irrompe nel silenzio della foresta. “Ehi Fra! Ho trovato qualcosa!”. Corro da lui e, appena sotto alle foglie, troviamo un pezzo di alluminio fuso che sicuramente è un frammento dell'aereo! Di lì a poco anche il mio segnala qualcosa: una maniglia per l'apertura di un paracadute... che purtroppo, a suo tempo, non è servita nulla! Non ci sono più dubbi: questo è il luogo in cui cadde l'aereo! Risaliamo lungo il torrente e troviamo, senza nemmeno utilizzare gli strumenti, decine di pezzi del velivolo come rottami della cabina, frammenti del motore e, addirittura, resti di un orologio svizzero cassa in oro che 66 anni fa era stretto al polso di uno dei membri dell'equipaggio. Molti dei pezzi recano la sigla A.M. (Air Ministry) con stampigliato al centro la corona reale inglese, ormai è chiaro che si tratta di un aereo della Royal Air Force inglese.
Intanto che il mio amico è intento nelle ricerche, mi siedo su un sasso sulla sponda del corso d'acqua e, mentre il mio sguardo si sofferma ad osservare l'acqua che scorre limpida verso valle, ascolto il rumore del vento che s'infrange contro gli alti faggi ed il mio stato d'animo cambia rapidamente... La mia mente fa un salto indietro nel tempo e pensa a quella notte buia quando sette giovani ragazzi morirono in questo luogo tanto bello, quanto lugubre. Per un attimo mi pare di scorgere tutt'attorno i loro volti che mi osservano, come se fossero angeli a vegliare quel posto, angeli che il passare degli anni ed il menefreghismo moderno hanno fatto dimenticare. Non un fiore, non una lapide a ricordare quelle giovani vite infrante contro la montagna...
E' ormai ora di rientrare a casa quando un ultimo suono del metal attira la nostra attenzione su un importante ritrovamento: una targhetta con la scritta 'TYPE HALIFAX' ed alcuni numeri ed io, che gli aerei li conosco abbastanza bene, so che l'Halifax è il tipo di quadrimotore usato dalla RAF (Royal Air Force) inglese. Che fortuna trovare un frammento col nome del velivolo in mezzo a 16ooo Kg di alluminio! Ora sappiamo che aereo era, fondamentale per la nostra ricerca!
La giornata è quasi giunta al termine, le luci del tramonto allungano in terra le nostre ombre, stanche, ma soddisfatte.
Nei giorni seguenti inizio a navigare su internet alla ricerca dei nomi e dei volti di quei sette poveri ragazzi e mi basta poco per avere tutte le informazioni:
 
pilota
F/L Donald Ernest Hillman
J/17893 R.C.A.F.
26 anni
canadese
deceduto
pilota navigatore
P/O Nicholas Holyk
J/92012 R.C.A.F.
35 anni
canadese
deceduto
motorista
SGT Arthur Pinder
1538939 R.A.F.V.R.
???
???
deceduto
mitragliere
SGT Dixon Finlayson
1824006 R.A.F.V.R.
35 anni
inglese
deceduto
mitragliere
SGT John Michael Sumner
1801255 R.A.F.V.R.
???
???
deceduto
puntatore
SGT James Ross Robertson
J161315 R.C.A.F.
21 anni
canadese
deceduto
radio operatore
SGT Edward Geoffrey Chapman
1323119 R.A.F.V.R.
21 anni
inglese
deceduto
 
L'aereo, tipo Halifax II, numero di serie JP237, faceva parte del '148 Squadron' della RAF ed era decollato dalla base di Brindisi alle ore 20.11 per una missione segreta denominata 'SOUND 1', di cui avrebbero dovuto far parte 13 aerei, ma che, per problemi tecnici, si ridussero a 10. Tutti svolsero la loro missione con successo tranne appunto quello di Hillman, nonostante fosse un eccellente pilota: esso dopo le 22 non ebbe più contatti radio e fu dato per disperso a nord-est di Genova, tra Santa Maria del Taro e Borgo Val di Taro. Le cause della caduta non sono a tutt'oggi del tutto chiare, queste le ipotesi più probabili: l'abbattimento da parte della contraerea nemica nei cieli della Liguria o un errore di valutazione altimetrica del pilota.
Qualche tempo dopo Alessandro ed io torniamo sulla montagna ed in quel luogo formiamo con dei sassi un altare di nuda pietra, ponendo su di esso alcuni pezzi dell'aereo ed un mazzo di fiori a ricordo di quelle giovani vite spezzate così tragicamente e dimenticate. Qualche minuto di silenzio e di lì a poco alcune gocce di pioggia iniziano a bagnarci il viso... E' ora di rientrare e, mentre discendiamo rapidamente dalla montagna, una fitta nebbia inizia a scendere. Mi giro per l'ultima volta verso l'altare e, per un attimo, mi sembra di rivedere sette angeli sorridenti che ci osservano prima che la fitta nebbia li avvolga facendoli scomparire...
Dedico questo articolo a mia figlia Rachele ed alla sua generazione per far conoscere loro una piccola parte di storia, perché chi non conosce la storia è condannato a ripeterla...
Notizie tratte in parte dal libro 'Al pian scenderem per la battaglia' di Ferruccio Ferrari e dal sito web www.airmuseum.ca.
 
 
Francesco Sabini